I dolori alla colonna vertebrale sono un disturbo abbastanza frequente.  Il sistema muscolo-scheletrico e gli organi interni sono avvolti da un particolare tessuto connettivo chiamato “fascia”. In questo modo l’insieme dei vari organi interni è direttamente collegato alla colonna e più in generale a tutto il sistema scheletrico.

Quindi il dolore che avvertiamo non è sempre la conseguenza di un problema articolare o muscolare ma, a volte, può dipendere da un problema a carico dello stomaco, del fegato oppure del colon e in generale di tutti gli organi interni. L’insieme degli organi interni in condizioni di sofferenza può determinare la modificazione della morfologia della colonna vertebrale, può diminuirne la mobilità, e spesso ne consegue lo spostamento dell’equilibrio (baricentro). Ad esempio la testa può essere atteggiata in avanti per la difesa da dolori cervicali. Questi dolori cervicali possono essere dipendenti da una costante tensione delle vertebre per effetto della sofferenza costante del colon. Lo squilibrio anteriore della testa sposta il peso del corpo in avanti, modificando l’appoggio sotto la pianta dei piedi determinando dei possibili dolori alla base delle dita (metatarsalgie).
colonna e visceri
Le ragioni per cui il dolore di un viscere si trasmette sul sistema scheletrico possono essere molte, ma la più intuitiva ha una origine meccanica. I visceri sono ancorati su diverse zone della colonna vertebrale. Nel momento in cui queste zone di inserzione subiscono la tensione dipendente da un problema legato agli organi interni, si instaura una condizione di eccessivo carico funzionale. Al persistere della malattia a carico di uno o più visceri, si trasmette alla colonna una sensazione di rigidità costante in tutto l’arco della giornata ed anche un dolore stabile indipendente dal movimento. Ed ecco, quindi, che quel terribile dolore alle spalle o del dorso non dipende esclusivamente dalle articolazioni, ma è il risultato della forte trazione a cui queste zone sono sottoposte a causa dell’infiammazione costante, ad esempio, del colon.

Quindi il sistema muscolo-scheletrico non si adatta soltanto a dolori muscolari o radicolari, ma anche ai dolori viscerali.
Si può soffrire di patologie che trasmettono una sensazione di dolore e ciò può accadere per diverse motivazioni. Esiti di interventi chirurgici, le cicatrici non sempre guariscano in modo ottimale, portando alla presenza di aderenze anche profonde, che spesso non vengono notate; e spesso accade che si vengano a creare delle aree di tensione importanti, spesso sottovalutate.
Infezioni da batteri o virus. Possono danneggiare gli organi che vanno a coinvolgere, in particolare la loro membrana di rivestimento; traumi, nei colpi di frusta, per esempio, gli organi detti "pieni” come il fegato o i reni, subiscono delle forze di pressione tali da creare delle restrizioni o peggio fissazioni, che come detto possono creare disturbi nell'organo nella sua fisiologia, e che si ripercuotono sui normali movimenti globali del corpo.

La conoscenza e consapevolezza di queste dinamiche è di fondamentale importanza, in quanto la cura cambia in funzione della causa primaria del dolore.
In tal senso, un aiuto efficace può essere offerto dall’osteopatia che prevede il trattamento delle zone degli organi sofferenti, con l’obiettivo di diminuire la tensione fasciale che grava sulla colonna. Sono delle manovre che vengono effettuate sull’addome del paziente. Questi trattamenti, inoltre, migliorano la vascolarizzazione locale, determinano anche un effetto indiretto per il miglioramento della funzionalità degli organi stessi e determinando contemporaneamente la mobilità della colonna vertebrale.

La diagnosi osteopatica
L’obiettivo della diagnosi osteopatica è quello di stabilire con successo le diverse cause (tra cui impianti di risalita) che inducono allo sviluppo e al mantenimento del dolore nel paziente.
Ecco un elenco parziale delle cause più comuni del mal di schiena che emergono dalla diagnosi osteopatica:
1) blocco della mobilità vertebrale blocco del bacino (sacro-iliaco, sinfisi pubica);
2) attaccamento di un nervo (sciatica, femorale);
3) disfunzione articolare dell’anca, ginocchio, caviglia/piede;
4) disfunzioni delle curve vertebrali (iperlordosi e ipercifosi, atteggiamento scoliotico o verticalizzazione della colonna);
5) attaccamento viscerale (spasmi del colon sigmoideo, fissazione del rene, congestione pelvica);
6) aderenze cicatriziali (taglio cesareo, appendicectomia);
7) stile di vita del paziente (lavoro, postura, alimentazione, stress, ecc.).

Tecniche utilizzate    osteopatia viscerale

  • Tecniche di drenaggio/pompaggio emo-linfatico, per migliorare il deflusso del sangue venoso e della linfa in organi come il fegato e la milza quando questi sono in uno stato di congestione.
  • Tecniche di stiramento: quando troviamo un organo cavo, come ad esempio l'intestino, che presenta spasmo della sua parete in seguito a stati come irritabilità e stipsi.
  • Tecniche di rilascio fasciale: utili per permettere un approccio in una situazione di maggiore dolorabilità, in situazioni in cui le membrane che avvolgono il viscere risultano molto tese, o per  trattare delle cicatrici che presentano aderenze.
  • Tecniche di recoil: sono tecniche che attraverso l'utilizzo di forze elastiche, permettono ai visceri di riacquisire la loro normale mobilità in seguito a un trauma da contraccolpo, come accade nei colpi di frusta, o nelle cadute.

Osteopatia: relazioni tra viscere e struttura
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